In realtà ho potuto assistere anche ai quarti di finale, ahimé infausti per la Nostra, poiché a causa del ripetuto maltempo parecchi incontri erano stati rinviati al sabato, dove, grazie ad una giornata discretamente calda e soleggiata, ci si è potuti mettere in pari.
Il torneodi Lugano non è stato solo sfortunato per il clima, ma anche per i tanti ritiri prima del tempo, dalle idole di casa Bencic e Baszinksy, alla Bertens, assente giustificata poiché impegnata nella finale a Charleston la domenica precedente, alla Suarez Navarro, meno giustificata che forse aveva messo il torneo per prendere il sole e, viste le previsioni, ha deciso di rimanere in SPagna dove di sicuro pioveva meno.
La menifestazione, nonostante questi intoppi, non è andata poi male. Il posto è molto carino, c'è una buona accoglienza, vi sono posti di ristoro sufficienti, personale gentile e molto rilassato, e visto che non è che ci sia una tremenda affluenza di pubblico, non c'è lo stress tipico degli eventi di massa.
Per quanto riguarda il torneo vittoria meritata della belga Elise Mertens, giocatrice della categoria pallettara, che ha fatto prevalere il suo maggiore senso tattico e concentrazione, vincendo match quasi persi contro Barthel e Lapko ed imponendosi senza troppi patemi a Aryna Sabalenka in finale.
La gigante Bielorussa (vista dal vivo fa veramente paura, poi c'è chi la trova sexy e affascinante e come si sa i gusti non si discutono, io mi avvicinerei a lei solo con molta cautela ed una armatura addosso, ma poi fate voi...) ha travolto Camila nei quarti, rifilando un sonoro 6-3 6-0 (anche se il risultato del secondo set è alquanto bugiardo, in 5 dei 6 giochi la Giorgi ha avuto palle game, in un caso anche tre di seguito...) e poi l'ultima Svizzera rimasta, ovvero Voegele in semifinale.
Alla cerimonia ha preso parte anche la indimenticabile ed indimenticata Martina Hingis, madrina della manifestazione, che poi ho avuto il piacere di incontrare per strada. Gran donna sotto tutti i punti di vista. HO girato qualche filmato che non è granchè ma chi si accontenta gode (alle volte)
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